LA DIAGNOSI MEDICO-LEGALE DI AVVELENAMENTO: CRITERI GENERALI

Concetti generali. La tossicologia studia i tossici o veleni e le alterazioni che tali sostanze producono nell'organismo (intossicazioni o avvelenamenti).

Una sostanza è tossica quando:

a) è solubile e quindi assorbibile;

b) è in grado di danneggiare l'organismo a piccole dosi;

c) agisce con meccanismo biochimico alterando le funzioni cellulari o danneggiando le strutture cellulari.

La dose di una sostanza è quella quantità capace di dare una determinata risposta e si distingue in subliminare, terapeutica, tossica e letale. In base alla DL50 espressa in mg/Kg si classificano le sostanze in: molto tossiche = 1 mg/Kg; tossica da 1 a 50 mg/Kg; moderatamente tossica da 50 a 500 mg/Kg; poco tossica da 0,5 a 5 g/Kg; non tossica da 5 a 15 g/Kg; non pericolosa oltre i 15 g/Kg.

Oltre alla tossicità acuta sono importanti la subacuta e la cronica. La dose tossica e la dose mortale non sono costanti per uno stesso veleno, ma cambiano da soggetto a soggetto e variano in base alla temperatura, pressione, umidità, età adulta o infantile, razza, sesso, peso corporeo, stato di nutrizione, gravidanza, puerperio, malattie intercorrenti.

Assuefazione. L'organismo, per un fenomeno di adattamento a somministrazioni croniche si abitua ai veleni (mitridatismo) sì che per ottenere effetti tossici acuti è necessario aumentare progressivamente la dose. Tipiche sostanze che danno assuefazione sono la morfina, la cocaina, la nicotina, l'alcool e l'arsenico. L'assuefazione preserva dall'intossicazione acuta mortale, ma non dai danni dell'intossicazione cronica.

Idiosincrasia. E' un'ipersensibilità congenita o acquisita per determinati veleni, minime dosi, anche subliminari, possono dare effetti tossici letali.

Antagonismo: è un'azione opposta a quella del tossico; può essere diretto se l'azione e sulle stesse strutture (atropina e muscarina), indiretto se tramite strutture diverse (stricnina e curaro).

Antidoto: sostanza che mediante una combinazione chimica o fisica blocca o rimuove il tossico (carbone medicinale, olio di paraffina adsorbono i tossici idro o liposolubili e ne riducono l'assorbimento intestinale, il mercaprolo (BAL) capta arsenico, antimonio, bismuto, mercurio e cromo dal circolo, il versanato di calcio è indicato contro il piombo).

Sinergia: è un aumento di intensità o durata di un'azione tossica per mezzo di altro tossico; la combinazione può essere la somma degli effetti dei singoli composti (sinergismo additivo), oppure può superarla (potenziamento). L'alcool è sinergico di barbiturici, morfina e tranquillanti.

Classificazione dei tossici.

Secondo la provenienza: minerali, vegetali, animali e sintetici.

Secondo la natura chimica: alcali e acidi caustici, composti gassosi e volatili, metalli e metalloidi, composti organici alifatici, composti organici aromatici, alcaloidi, glucosidi, tossine vegetali.

Secondo gli effetti:

a) irritanti e caustici, hanno un effetto vescicante e corrosivo sulle superfici di contatto con produzione di escare, ulcere e perforazioni sulla mucosa gastroenterica se ingeriti (ac. solforico, cloridrico, nitrico, fenico e ossalico, soda e potassa caustica), e lesioni delle vie respiratorie e dei polmoni fino all'edema polmonare se inalati (cloro, fosgene, cloropicrina, arsine);

b) emotossici, agiscono sul sangue i veleni che si combinano con l'emoglobina formando carbossiemoglobina (CO) o metaemoglobina (clorati, permanganati, nitroderivati, benzolo, nitrobenzolo, anilina, antipiretici, sulfamidici); i veleni che ledono lo stroma dei globuli rossi (alcali, idrogeno arsenicale, sali di piombo, veleni di serpente, saponine, ricina, fenilidrazina, PAS, sulfamidici e nitrofurani); le sostanze che alterano il sistema di coagulazione del sangue (eparina, dicumarolici); i mielotossici (benzolo, sulfamidici, arsenobenzoli);

c) cardiotossici, agiscono sulla miocellula cardiaca o sulle vie di conduzione la digitale, lo strofanto, l'adonidina, la scillaina, l'elleborina, l'oleandrina, la muscarina, la chinina, la chinidina, l'imipramina, i diuretici mercuriali e l'aconitina;

d) neurotossici, quali gli ipnotici (cloralio, paraldeide, uretano, barbiturici); gli anestetici e narcotici (cloroformio, etere etilico, protossido d'azoto); gli stupefacenti (derivati dell'oppio e della canapa indiana, cocaina, allucinogeni); gli psicofarmaci (mebromato, fenotiazine); alcaloidi (caffeina, stricnina, atropina, aconitina, curarina, scopolamina, sparteina, nicotina, acetilcolina); infine l'alcool etilico e metilico e la trielina;

e) parenchimotossici (epatotossici e nefrotossici), hanno la proprietà di determinare gravi fatti degenerativi e necrotici degli organi parenchimatosi, specie degli emuntori, causando epatiti e nefriti, sono i metalli e metalloidi (piombo, arsenico, fosforo, mercurio, cadmio); prodotti organici di uso industriale (derivati alogenati e cloro-nitro-amino-derivati degli idrocarburi, solfuro di carbonio); i veleni dei funghi (amanita falloide e verna) e l'apiolo usato come abortivo;

f) tossici sistemici, hanno una spiccata azione tossica citoplasmatica diffusa (acido cianidrico, cianuri e tetraetile di piombo);

g) altri effetti: teratogeni, carcinogenetici, allergotossici, di tossico-dipendenza e criminogeni.

Classificazione delle intossicazioni. Esogene o endogene, fulminanti, se portano a morte in pochi secondi o minuti, iperacute, in poche ore, acute, in alcuni giorni, subacute, in una o più settimane, croniche, con decorso di mesi o anni.

Intossicazioni volute:

a) criminose se hanno riferimento con l'omicidio o la lesione personale. L'omicidio doloso mediante veleno è attualmente raro.

b) suicidiarie, in costante aumento poichè il ricorso al veleno (ossido di carbonio, barbiturici, tranquillanti) rappresenta un mezzo non brutale nè traumatizzante e consente un effetto sicuro ed una morte indolore.

c) voluttuarie, sono le più diffuse, rappresentate dall'abuso di bevande alcooliche, fumo, eccitanti, stupefacenti leggeri e pesanti, sostanze euforizzanti.

d) autolesioniste, provocate per sottrarsi agli obblighi di leva o nell'intento di fruire indebitamente di prestazioni assicurative. Rientrano gli itteri acridinici e da acido picrico, i disturbi del ritmo cardiaco da caffeina e da chinidina, le broncopneumopatie chimiche e le gastroenteriti da ingestione di sostanze irritanti.

e) abortive, rappresentate da sostanze assunte per via orale, vaginale (apiolo) determinano uno stato d'intossicazione anche mortale.

f) giudiziarie, come mezzo di esecuzione capitale (cianuro).

g) da cause belliche per l'impiego di gas asfissianti nell'ambito di una guerra chimica.

Intossicazioni accidentali:

a) alimentari, hanno origine dalla consumazione di alimenti inquinati con composti tossici (antiparassitari, arseniato di piombo), dall'adulterazione di prodotti destinati alla alimentazione (sali di bario o di piombo aggiunti alle farine, alcool metilico in luogo di quello etilico), dall'aggiunta di conservanti o di coloranti dannosi (acido salicilico) o dalla tossicità naturale di alcuni alimenti (funghi). Queste intossicazione sono spesso di tipo collettivo.

b) domestiche, frequenti soprattutto a carico di bambini, per l'assunzione di detersivi, saponi, cosmetici, deodoranti, candeggianti, ammoniaca, trielina, medicine, ecc.

c) professionali, contratte nell'esercizio di attività agricole ed industriali che espongono all'azione di prodotti tossici.

d) medicamentose, sia con coinvolgimento di bambini attratti dal colore e dal sapore di alcuni preparati incustoditi, sia di natura iatrogena per imprevisto sinergismo tra farmaci, da difetto di eliminazione attraverso gli emuntori, da ipersensibilità individuale, da iperdosaggio o da effetti collaterali gravi.

Tossicocinetica.

Vie di introduzione. La via digerente è la più usata, il massimo potere assorbente spetta al tenue per le sostanze basiche ed allo stomaco per quelle acide. La via respiratoria è propria dei prodotti gassosi e volatili, è la via più importante di assunzione di tossici professionali e di sostanze nocive ambientali. Per via cutanea vengono facilmente assorbiti tossici liposolubili o volatili. Altra via è rappresentata dalle mucose, nasale, rettale e vaginale.

Oltre alle vie naturali vi sono vie artificiali quale la parenterale o altre più complesse.

Certi veleni che vengono distrutti dai succhi gastrici (curaro, veleno dei serpenti) agiscono solo per via parenterale.

Trasformazione dei tossici. Tutte le sostanze subiscono delle biotrasformazioni (reazioni di ossido-riduzione, sintesi, idrolisi, neutralizzazione) che in genere portano a cataboliti meno tossici e pronti per l'eliminazione.

Vie di eliminazione. Le vie principali sono rappresentate dagli emuntori naturali. La via renale è la più importante e nelle urine si trova la maggior parte dei tossici assunti o dei loro prodotti di trasformazione.

Dalla via digerente, attraverso l'epitelio di rivestimento e le ghiandole della mucosa gastro-intestinale, passano i sali dei metalli pesanti (piombo, mercurio), l'arsenico, i composti alogenati, le sostanze poco diffusibili come la morfina.

Per via polmonare si eliminano rapidamente i veleni gassosi o volatili.

Altre vie sono le secrezioni salivare, sudoripara, lattea e biliare. Anche la placenta filtra diverse sostanze verso il feto.

Norme del codice penale che considerano l'uso di veleni.

Art. 439 - Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari.- Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni. Se dal fatto deriva la morte di qualcuno, si applica l'ergastolo.

Art. 577 - Altre circostanze aggravanti (ergastolo).- Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'art. 575 (omicidio) è commesso...col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro mezzo insidioso.

Art. 585 - Circostanze aggravanti.- Nei casi preveduti dagli articoli 582, 583 e 584 (lesione personale, l. p. aggravata ed omicidio preterintenzionale), la pena è aumentata da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall'art. 576; ed aumentata fino ad un terzo se concorre alcuna delle aggravanti prevedute dall'art. 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive.

Agli effetti della legge penale per armi s'intendono:

1) quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona [c.p. 704];

2) tutti gli strumenti atti ad offendere, dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo.

Sono assimilate alle armi le materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.

 

DIAGNOSI MEDICO-LEGALE DEGLI AVVELENAMENTI

Sospetto di intossicazione. Può sorgere da vari elementi:

- la brusca insorgenza di un quadro morboso in una persona in apparente buona salute;

- il verificarsi di una morte in circostanze misteriose;

- la presenza di colorazioni inconsuete della cute e delle ipostasi cadaveriche;

- la percezione di odori che emanano dall'alito o dal materiale vomitato dall'intossicato o all'apertura del cadavere;

- la colorazione del sangue e delle urine diversa da quella abituale;

- La comparsa di sintomi allarmanti e sul momento inesplicabili, quali la cianosi, il vomito, le convulsioni o il coma repentino.

La procedura diagnostica deve perseguire la diagnosi differenziale tra avvelenamento ed altri fatti morbosi, il riconoscimento dell'agente tossico, l'accertamento delle modalità e della via di introduzione del tossico, la valutazione, nel vivente, della gravità dell'intossicazione deducibile dal rapporto tra dose ed effetto tossico. La diagnosi si fonda sui criteri clinico, anatomico, chimico, biologico e circostanziale.

Criterio clinico.

Anamnesi. Raccolta dal paziente stesso o da parenti, e conoscenti, cerca di precisare i precedenti morbosi del soggetto, le sue abitudini di vita e di lavoro, se era in atto una malattia e, se è possibile, la quantità, il tempo e le modalità di acquisto e di assunzione della sostanza venefica.

Sintomi locali. I caustici provocano lesioni necrotiche intorno alla bocca, nel cavo orale e nella faringe, di colore nerastro (ac. solforico), giallastro (ac. nitrico), bianco grigiastro (ac. cloridrico) o bianco giallastro lucente (alcali).

Sintomi digerenti.

Bocca: secchezza (atropina), salivazione (esteri fosforici), orletto gengivale (piombo, mercurio, arsenico, bismuto), lesioni necrotiche (caustici e solventi).

Sindrome gastro-intestinale acuta: caustici, fosforo, arsenico, piombo, funghi, mercurio, cantaridina, salicilati, ricino, nicotina, insetticidi, colchico.

Emorragie digestive: anticoagulanti, caustici, salicilati, fosforo, cortisone, sulfamidici, fenilbutazone.

Ittero emolitico: anilina, ricina, nitrobenzene, chinina, sulfamidici.

Ittero citolitico: arsenico, fosforo, amanita falloide e verna, solventi, antimitotici, fenotiazina, cloroformio, acido picrico.

Sintomi respiratori.

Bradipnea: oppiacei, barbiturici, curaro, picrotossina, eroina.

Tachipnea: atropina, cocaina, amfetamine, anidride carbonica, lobelina, salicilati, formaldeide.

Dispnea: cianuri, esteri fosforici, muscarina, prostigmina.

Paralisi respiratoria: oppiacei, ipnotici, sedativi, anestetici, veleno di serpenti, curaro, cianuri, benzolo.

Edema polmonare: cloro, bromo, fosgene, vapori nitrici e nitrosi, anidride solforosa, gas tossici in genere. L'inalazione di gas o vapori irritanti provoca una sintomatologia acuta delle vie respiratorie con dolore urente retrosternale, tosse convulsa, espettorazione mucosa o ematica e intensa dispnea. Nei casi più gravi può comparire edema polmonare con anossia e paralisi respiratoria.

Sintomi nervosi.

Coma: bromuri, alcool etilico, acetone, tetracl. carbonio, CO, cianuri, ipnotici, oppiacei, tranquillanti, ganglioplegici, neurolettici.

Convulsioni: stricnina, picrotossina, cocaina, nicotina, fenotiazine, antipirina, canfora, caffeina, cloruro di bario.

Agitazione e delirio: atropina, alc. etilico, amfetamine, allucinogeni, antistaminici, salicilati, solfuro di carbonio.

Paralisi neuro-muscolari: curaro, tallio, arsenico, aconitina, botulismo, neurotossine di serpenti.

Sintomi genito-renali.

Anuria: mercuriali, bismuto, fosforo, sulfamidici, trementina, ac. ossalico, trinitrotoluene, tetracloruro di carbonio.

Ematuria: anticoagulanti (ratticidi), ac. acetilsalicilico.

Metrorragie: fosforo, piombo, nicotina, chinina, cantaridina.

Apparato circolatorio.

Bradicardia: digitale, muscarina, fisostigmina, veratrina, strofanto.

Tachicardia: atropina, caffeina, cocaina, efedrina, amfetamine.

Ipotensione: nitrati, nitriti, nitroglicerina, aspirina, barbiturici, cloropromazina, CO.

Ipertensione: ergotina, cortisone, nicotina, epinefrina, piombo, mercurio.

Extrasistoli e fibrillazione cardiaca: tutti i precedenti.

Modificazioni del pigmento ematico: veleni metaemoglobinizzanti, ossido di carbonio.

Aplasia midollare, agranulocitosi, trombocitopenia: benzolo, sulfamidici, arsenobenzoli.

Organi di senso.

Vista: ambliopia da alcool, nicotina, chinina, barbiturici, esteri fosforici; visione colorata da santonina, digitalina, mescalina.

Udito: sordità da chinino, streptomicina.

Olfatto: anosmia da cromo, fenolo.

Nella pratica clinica la diagnosi ed il trattamento delle intossicazioni acute si basano sulla rapida raccolta d'informazioni essenziali: via di assunzione, natura del tossico e condizioni del paziente; nella pratica medico-legale il criterio sintomatologico manca quando il paziente è morto improvvisamente o senza assistenza, può essere insufficiente se le notizie raccolte sono frammentarie o sono desunte indirettamente mediante il sopralluogo giudiziario e le deposizioni testimoniali, è inattendibile se vi è il sospetto che le circostanze relative alla sintomatologia vengano taciute o intenzionalmente alterate allo scopo di sviare le indagini.

Criterio anatomico. Il reperto anatomo-patologico può orientare in due direzioni: a) escludere l'avvelenamento se viene trovata una causa di morte imputabile a fatti naturali che nessun veleno potrebbe causare (rottura di aneurismi, infarti, apoplessia cerebrale massiva, trombo-embolia polmonare). b) confermare l'avvelenamento quando le lesioni anatomiche riscontrate sono caratteristiche o non contrastano con la sintomatologia clinica e coi risultati dell'analisi chimica. I reperti negativi si hanno in molti avvelenamenti, quelli positivi nel caso di sostanze tossiche che influenzano il decorso dei fenomeni cadaverici.

L'autopsia deve essere completata dagli esami istologici dei visceri e dalle ricerche istochimiche per la localizzazione del tossico nei visceri.

Fenomeni cadaverici.

Rigidità: precoce (stricnina, nicotina, atropina, veratrina, cocaina, picrotossina), ritardata (oppiacei, narcotici, arsenico, fosforo).

Ipostasi: rosso carminio (CO), rosso chiaro (ac. cianidrico, cianuri), bluastro ardesia (metaemoglobina).

Temperatura del cadavere: morte in ipertermia (stricnina, aconitina, picrotossina), morte in ipotermia (alcool, fosforo, arsenico).

Disidratazione: rapida negli avvelenamenti con diarrea predominante (mercurio, colchicina, cantaridina, fenolftaleina, bromo).

Putrefazione: precoce (oppiacei, vel. serpenti), ritardata (ac. fenico, formalina, sublimato, permanganato, sulfamidici, antibiotici).

Reperti esterni.

Colorazioni cutanee: cianotica (insufficienza respiratoria da tossici), vedere ipostasi e criterio clinico (itteri).

Annessi cutanei: alopecia (tallio, aminopterine), unghie e capelli (arsenico).

Escare cutanee: labbra (caustici e solventi), estremità (ergotina).

Eruzioni cutanee: cromo, sulfamidici, antibiotici, salicilati, cosmetici, acne iodica e bromica, punture d'insetti.

Reperti interni.

Odori: agliaceo (fosforo, esteri fosforici), mandorle amare (cianuri, nitrobenzolo), uova marce (idrogeno solforato), peculiari (alcool, etere, cloroformio, trielina, benzolo).

Petecchie sierose e viscerali: arsenico, piombo, CO, fosforo, sublimato.

Fluidità del sangue: oppiacei, vel. serpenti, anticoagulanti, CO.

Colorazione dei visceri: grigio blu (argento), nerastra (bismuto, ac. solforico, ac. fenico, ac. acetico), verdastra (idrogeno solforato, solfato di rame).

Apparato respiratorio: iperemia, ulcere e necrosi mucose, emorragie, edema polmonare (gas, vapori irritanti, asfissianti, caustici.

Apparato cardio-vascolare: miocardosi (fosforo, arsenico, mercurio, CO, alcool, etere, cloroformio, nitrobenzolo, botulismo), trombosi vasali (alcali, acidi, CO, arsenico), angiosclerosi (piombo, mercurio).

Apparato digerente: stomatite (bismuto), gastro-enterite (arsenico, fosforo, antimonio), escare, ulcere e perforazioni (caustici, corrosivi, sublimato, mercurio, fosforo, cromo, formolo, solventi, oli essenziali).

fegato: degenerazione grassa e necrosi (fosforo, piombo, arsenico, alcool, ammanita falloide e verna, apiolo, tetracloruro carbonio, cloroformio, arsenobenzoli, ac. cianidrico, organoclorati), epatite colostatica (metiltestosterone, cloropromazina).

Reni e vie urinarie: nefrosi tubulo-glomerulare (mercurio, fosforo, bismuto, arsenico, cromo, antimonio, ac. ossalico, ac. solforico, ac cloridrico, cloroformio), nefrosi emoglobinurica (ricina), glomerulonefrite (cantaridina), cistite (sublimato, anilina).

Organi emopoietici: aplasia midollare (arsenobenzoli, sali d'oro, antimitotici, benzolo), anemia emolitica (fenacetina, sulfamidici, fenilidrazina, salicilati, arseniato Pb), agranulocitosi (benzolo, piramidone, citostatici, tiouracile), leucemie (benzolo e derivati).

Sistema nervoso: congestione edema, microrammollimenti, porpora cerebrale (anestetici, alcool, CO, ac. cianidrico, benzolo).

Criterio chimico. Si fonda sulla dimostrazione del veleno nei visceri e nei materiali organici, attenzione però:

a) il veleno può essere casualmente pervenuto nell'organismo in vita, ma in dose insufficiente a provocare l'avvelenamento; la provenienza può essere alimentare (sostanze conservanti, coloranti, antiparassitari), terapeutica (cure arsenicali, mercuriali, digitale), voluttuaria (stupefacenti) o professionale (esposizione al Pb, mercurio, fosforo). In tali casi occorre procedere ad analisi chimiche quantitative ed approfondire l'anamnesi.

b) l'apporto del tossico può essere avvenuto dopo la morte (trattamento conservativo del cadavere con formalina, inumazione di salme in terreni ricchi di arsenico, rivestimento metallico del feretro con impurità di arsenico e piombo).

c) può trattarsi di introduzione fraudolenta di veleni nel cadavere allo scopo di simulare un veneficio e fare ricadere la colpa su altri a motivo di vendetta o per altro fine.

d) in diversi tessuti dei cadaveri in decomposizione si formano sostanze azotate che presentano affinità chimiche con gli alcaloidi vegetali (ptomaine), il cui isolamento dagli organi del cadavere può indurre all'erronea diagnosi di avvelenamento.

e) la mancata dimostrazione del tossico può dipendere dall'uso di sostanze chimicamente sconosciute e non identificabili, sostanze molto attive in minime dosi che si perdono all'indagine perchè troppo diluite, completamente eliminate o trasformate in sostanze non più identificabili.

Queste indagini sono di stretta competenza specialistica, si eseguono su campioni di sangue, urina, feci, sudore, contenuto gastrico prelevati da soggetti viventi, su materiali d'origine autoptica o su contenitori, siringhe, residui alimentari.

CAMPIONE/QUANTITA'

IDENTIFICAZIONE E DOSAGGIO

OSSERVAZIONI

Sangue

da vivente 10 ml

1 tutti i tossici gassosi

2 tutti i tossici volatili

3 quasi tutti i farmaci

4 sedatativi ipnotici tranquillanti

5 fluoro

6 piombo

7 derivati dell'emoglobina

8 alcoli

9 glicosidi attivi

10 antiepilettici

1) Alcool-barbiturici

2) CO, Salicilici

3) Antiepilettici

6) in cont. di plastica privi di piombo

7) sangue intero eparinato

Urine

Per farmaci 50 ml

Per metalli pesanti urine delle 24 h

Da cadavere, tutte le urine

1 quasi tutti i farmaci

2 quasi tutti i veleni

3 piombo

4 metalli pesanti

5 tranquillanti, stimolanti, stupefacenti

 

Contenuto gastrico

Tutte le sostanze ingerite da non più di 6 ore

 

Cervello

1 Kg (per l'etanolo bastano 5 g)

1 alcoli e altri comp. vol.

2 sedativi e ipnotici

3 stupefacenti

 

Fegato

1 Kg

1 stupefacenti

2 metalli

3 barbiturici

4 fenotiazinici

 

Rene

1 rene

1 metalli

2 sulfamidici

1) sopratt. Mercurio

Capelli e unghie

1 arsenico

2 piombo

3 stupefacenti

 

Polmone

1/2 Kg

1 tutti i tossici inalabili

2 stupefacenti

1) salvo CO

2) eroina e cocaina

Muscolo

1/2 Kg

1 metalli pesanti

2 CO

3 molti altri tossici

utile se i parenchimi sono già in avanzata decomposizione

Sangue del cuore

5-10 ml separatamente da ciascun atrio

Elettroliti: sodio, potassio, magnesio, cloro

utile come prova di annegamento

SOSTANZA

CAMPIONE

METODICA

Alcoli e composti volatili

   

Etanolo

Sangue

Gascromatografia

Metanolo

Urina

Gascromatografia

etere etilico, acetaldeide

aria espirata (alcool)

m. al bicromato per aria espirata

Acetone, isopropanolo, paraldeide, tetracloruro di C

cervello

Gascromatografia

Amfetamine

urine, siero

cromat. su strato sott.

Antiepilettici

sangue o siero

Gascromatografia, spettrofotom. all'U.V.

Barbiturici

sangue

Cromat. su strato sott.

Glutetemide

siero

cromat. su strato sott

Meprobramato

contenuto gastrico

Gascromatografia

Bromuri

siero o plasma

reaz. con cloruro d'oro

Glucosidi cardiologici

siero o plasma

Radioimmunologia

Allucinogeni (LSD non è dosabile nei liquidi organici)

siero o plasma

Cromat. su strato sott.

Metalli

   

arsenico

Urina, contenuto gastrico

Test di Renisch (aspecifico per As, Hg, Bs, At)

 

fegato

Test di Stolman (spec.)

 

radici di capelli

Attiv. Neutronica

ferro

siero o plasma

Colorimetria

Piombo

sangue eparinato

spettr. ad assor. atom.

Litio

sangue

spettr. ad assor. atom.

Mercurio

urine 24 h, rene

spettr. ad assor. atom.

Derivati emoglobinici

sangue eparinato

analisi spettroscopica

spettrofotometria

Stupefacenti

sangue, urine

cromat. su strato sott

Fenotiazinici

urina

cromat. su strato sott

Reserpinici

urina

cromat. su strato sott

Salicilici

siero

spettrofotometria

All'identificazione della sostanza segue il dosaggio del veleno, la determinazione della sua distribuzione nell'organismo per stabilirne la quantità totale al fine di valutarne l'idoneità quantitativa.

Criterio biologico. Consiste nella somministrazione ad animali, appositamente scelti per la loro sensibilità (rane, topini, pesci), o a preparazioni di organi isolati, di sostanze sospettate di contenere un determinato veleno, in quantità troppo piccola per consentire una ricerca chimica completa.

Prove di tossicità generica. E' rappresentata da segni di avvelenamento più o meno caratteristici di un determinato tossico. L'assenza di segni non esclude la tossicità della sostanza.

Azioni biologiche elettive. Il curaro agisce sulle placche neuromuscolari provocando paralisi flaccida. La stricnina eccita le corna posteriori del midollo spinale con tetano generalizzato. L'apomorfina provoca vomito (centro bulbare). La veratrina induce una contrazione muscolare tipica per azione sul muscolo striato. Gli esteri fosforici inibiscono le colinesterasi con effetti parasimpaticomimetici responsabili dell'azione tossica.

Reazioni biologiche caratteristiche. La stricnina iniettata nella rana scatena il tetano muscolare generalizzato. La morfina, iniettata sottocute, fa innalzare ed incurvare ad S la coda del topino bianco. La nicotina fa assumere alla rana esculenta un atteggiamento caratteristico degli arti e del corpo. La muscarina, nella rana o altro animale a sangue freddo, arresta il moto del cuore che dopo un po' di tempo riprende spontaneamente a pulsare nonostante la persistenza della muscarina in quantità tale da arrestare il cuore di un altro animale. Il curaro paralizza la contrazione del muscolo gastrocnemio se eccitato attraverso il nervo, ma non se eccitato direttamente con corrente faradica.

Il criterio biologico, utilizzato soprattutto per la ricerca degli alcaloidi, è oggi in gran parte sostituito dalle tecniche cromatografiche, che sono in grado di differenziare i vari alcaloidi naturali.

Criterio circostanziale. Attraverso documenti, testimonianze o accertamenti diretti il giudice cerca di appurare se l'indiziato aveva qualche motivo di rancore, d'interesse o altro per sopprimere la vittima, se aveva cercato di procurarsi o già possedeva qualche sostanza venefica, se si era trovato nelle condizioni di propinare un veleno alla persona venuta a morte. Rientrano in questo criterio le notizie relative all'ambiente familiare dell'indiziato e del defunto e quelle riguardanti la personalità, professione, abitudini di vita precedenti morali o penali dei protagonisti.

Dalle notizie sull'insorgenza e decorso della malattia si possono ipotizzare le modalità, dosi e vie di somministrazione.

Le circostanze estrinseche dell'avvelenamento (presenza di stufa a gas, contatto con tossici sul lavoro, siringhe, biglietti di commiato indirizzeranno verso un'origine accidentale, professionale o suicidiaria. Riassumendo:

1) nessuno dei criteri, isolatamente considerato, può bastare: per stabilire una diagnosi certa di avvelenamento criminoso occorre il concorso di tutti i criteri o di quelli fondamentali;

2) la mancata identificazione chimica del veleno non nega assolutamente il veneficio, l'evidenziazione di veleno a dosaggi talmente elevati da causare la morte senza il tempo di una manifestazione clinica o anatomo-patologica può essere una prova decisiva salvo la possibilità di una contaminazione incolpevole, accidentale o dolosa;

3) in ogni evento va dimostrato il nesso di causalità tra il veleno e le sue conseguenze, epurate dalle concause preesistenti e sopravvenute.

La perizia tossicologica.

Indagine tossicologica sul vivente. Consiste nel conoscere le circostanze del fatto attraverso l'anamnesi e nell'inquadrare le manifestazioni cliniche osservate in un gruppo classificativo di orientamento, confermando la diagnosi con la ricerca chimica del tossico sospettato nel sangue e nelle urine. Nei casi acuti e gravi, predominando le grandi insufficienze organiche (nervosa, cardiaca, respiratoria o renale), sono mascherati i sintomi propri dell'intossicazione, per cui la diagnosi specifica è quasi sempre impossibile, così come nel caso dell'assunzione di miscele di sostanze ad effetto tossico diverso.

Indagine tossicologica sul cadavere.

a) Esame esterno del cadavere. Consiste nel ricercare le anomale colorazioni cutanee e delle macchie ipostatiche, si verifica lo stato dei fenomeni cadaverici, si accertano lesioni cutanee locali e segni di agopunture recenti.

b) Tecnica dell'autopsia. Le Istruzioni italiane della Tecnica medico-legale delle auotopsie giudiziarie sono state emanate dal Ministro Guardiasigilli Fani nel 1910 e sono tuttora in vigore.

Prima di ogni cosa va pesato il cadavere intero, quindi i singoli visceri privati del loro contenuto, ed infine anche i campioni prelevati allo scopo di determinare la quantità totale di veleno assunta e la sua ripartizione nei vari organi.

Si dovrà aprire sempre lo speco vertebrale per l'esame del midollo spinale e fare attenzione ai particolari odori che ne emanassero all'apertura delle cavità interne. Dei singoli organi si descrivono le alterazioni esterne ed interne senza lavarli in acqua per non asportare eventuali sostanze tossiche.

Ciascun viscere va riposto separatamente in vasi di vetro a chiusura ermetica, nuovi, ben lavati ed asciugati, senza aggiunta di liquidi conservativi, ma eventualmente congelato a -20 C.

- Encefalo e midollo spinale;

- cuore;

- polmoni (in due distinti vasi se si teme un'introduzione post-mortale del veleno);

- trachea;

- laringe;

- sangue (prelevato dal cuore e dai grossi vasi; in casi particolari da tenere separato quello del cuore destro da quello del cuore sinistro);

- milza;

- reni (in due distinti vasi se...);

- urina;

- vescica urinaria;

- esofago;

- stomaco e suo contenuto;

- intestino tenue e suo contenuto;

- intestino crasso e suo contenuto;

- bile;

- fegato e colecisti;

- porzioni di muscolo scheletrico;

- un capo articolare con un tratto di diafisi ed un osso piatto del cranio o del bacino;

- un campione di cute, particolarmente se sede di iniezioni ipodermiche;

- un campione di adipe sottocutaneo;

- un campione di cuoio capelluto con i capelli.

In caso di esumazione, occorre prelevare saggi di terra situata attorno alla cassa mortuaria, frammenti del rivestimento metallico interno della cassa stessa, pezzi di indumenti colorati indossati dal cadavere e liquame della colliquazione putrefattiva.

c) Ricerca chimico-tossicologica. Consiste nell'estrazione della sostanza tossica dai singoli visceri e dai liquidi organici e nella sua identificazione e dosaggio mediante la chimica analitica, la cromatografia, la gascromatografia, la spettrofotometria e l'attivazione elettronica. Si deve quindi procedere alla determinazione quantitativa tenendone presente la peculiare distribuzione e valutando il grado di essicazione cui è andato incontro il campione.

Avvelenamenti acuti più comuni.

Ossido di carbonio. E' prodotto dalla combustione incompleta del gas naturale, dei prodotti del petrolio, del carbone e della legna; rappresenta il 3-7% dei gas di scarico degli autoveicoli.

- Reperti anatomo-patologici: colore rosso ciliegia del sangue, macchie ipostatiche, visceri e muscoli scheletrici; fluidità del sangue, presenza di petecchie sottosierose; iperemia meningo-encefalica associata anche a minute emorragie nella sostanza nervosa.

- Analisi tossicologica: consiste nella identificazione (spettroscopia) e determinazione percentuale della carbossiemoglobina (spettrofotometria, gascromatografia).

- Tipi di avvelenamenti: a) accidentale, da bracieri in ambiente chiuso, cattivo tiraggio di canne fumarie con difetto di aerazione; b) suicidiario, da inalazione di gas di scarico di autoveicoli; c) omicidiario, eccezionale.

Anidride arseniosa. E' utilizzata nell'industria della concia delle pelli, nell'imbalsamazione ed in agricoltura; è una polvere bianca, pesante, inodore ed insapore.

- Reperti anatomo-patologici: gastroenterocolite emorragica, alterazioni degenerative epatiche, renali e cardiache, talvolta eruzioni cutanee polimorfe.

- Analisi tossicologica: apparecchio di Marsh, spettrofotometria per assorbimento atomico.

- Tipi di avvelenamenti: a) accidentale, per intossicazioni professionali; b) suicidiario, mediante ingestione di prodotti agricoli e di topicidi; c) omicidiario, frequente in passato, mescolata ai cibi, perchè non individuabile dal sapore.

Ipnotici barbiturici. Sono in commercio sotto forma di pastiglie, compresse o soluzioni iniettabili.

- Reperti anatomo-patologici: alterazioni degenerative delle cellule nervose, talvolta focolai di encefalomalacia del nucleo pallido, piccole trombosi ed emorragie dei vasi cerebrali, piccole emorragie polmonari, focolai di broncopolmonite, petecchie sottosierose, decubiti.

- Analisi tossicologica: sono estraibili con solventi organici dalle soluzioni acquose acide.

- Tipi di avvelenamenti: generalmente suicidiari, anche con l'assunzione associata di alcool.

Eroina. E' la diacetilmorfina, si presenta come polvere bianca, cristallina, sovente in commercio tagliata con svariate sostanze anche farmacologicamente attive (caffeina, stricnina, procaina, barbitone).

- Reperti anatomo-patologici: congestione ed edema polmonare sino a 3 ore di sopravvivenza, reperti di inalazione di materiale vomitato fra le 3 e le 12 ore, broncopolmonite con cospicua componente macrofagica oltre le 24 ore di sopravvivenza; segni antichi e recenti di iniezione, iperplasia ed ipertrofia dei linfonodi epatici e pilorici, danni epatici da pregressa epatite.

- Analisi tossicologica: poichè l'eroina è metabolizzata a morfina viene ricercata quest'ultima, estratta con cloroformio da soluzioni acquose alcaline.

- Tipi di avvelenamenti: accidentale in tossicodipendenti.

Stricnina. E' un alcaloide, si presenta come polvere bianca dal sapore amaro intensissimo.

- Reperti anatomo-patologici: aspecifici di morte asfittica.

- Analisi tossicologica: è un veleno organico fisso, estratto con solventi organici dalle soluzioni acquose alcaline.

- Tipi di avvelenamenti: a) accidentale, per erronea assunzione di talpicidi; b) suicidiari, non eccezionali, particolarmente fra contadini e farmacisti; c) omicidiari, non eccezionali, nonostante il sapore amarissimo (caffè).

Accertamenti medico-legali in caso di avvelenamento.

Norme procedurali. a) L'autopsia è sempre necessaria in caso di avvelenamento e va eseguita appena possibile.

b) Il giudice, presenziando all'esame del cadavere, assicura l'osservanza delle Istruzioni sulla Tecnica medico-legale. Compete all'ufficio la chiusura, mediante sigillo con ceralacca, dei vasi contenenti i reperti e la loro traduzione in un luogo conveniente, che di solito è un istituto di medicina legale. Il giudice non consegnerà al chimico tutto il materiale prelevato, ma disporrà che ne sia trattenuta una parte per eventuali analisi di controllo. Il dissigillamento e l'apertura dei vasi vengono fatti dal perito chimico alla presenza del giudice e delle parti. Il materiale che non viene utilizzato per l'analisi chimica è nuovamente riposto nei singoli vasi, i quali sono risigillati a cura dell'ufficio in modo da eliminare ogni possibilità, accidentale o meno, d'inquinamento successivo del materiale stesso.

c) Fanno parte della prova specifica le notizie relative al criterio circostanziale, nonchè i risultati del sopralluogo giudiziario e le testimonianze.

d) Si dovrà accertare se l'avvelenamento fu dovuto a suicidio, ad accidentalità oppure a responsabilità dolosa o colposa altrui.

e) Si deve verificare la natura insidiosa del veleno in base alle proprietà organolettiche del tossico (sapore, odore, colore), alle modalità di somministrazione (parenterale, per os con o senza correttivi) e alle condizioni della vittima (stato di deficienza fisica, psichica o sensoriale).

Le indagini circostanziali. La tossicologia criminale oggi è scaduta enormemente d'importanza per la rarità degli omicidi con veneficio, invece si è verificato un aumento impressionante degli avvelenamenti accidentali o colposi, dovuti alle frodi alimentari, o provocati dall'ambiente domestico o causati soprattutto dagli inquinamenti ecologici in conseguenza della pericolosità degli ambienti di lavoro agricolo e industriale e dei prodotti della motorizzazione. Gli avvelenamenti divengono pertanto sempre più anonimi e collettivi e con ciò aumenta la difficoltà di individuarne le fonti ed i responsabili.

Compiti del medico. I quesiti posti al medico sono: la natura della sostanza tossica responsabile della morte; la via di somministrazione; la quantità somministrata; il veicolo con il quale il veleno è stato introdotto nell'organismo; la via di eliminazione; il tempo ed il luogo dove è avvenuta l'assunzione del veleno.

Il medico tossicologo è tenuto ad informare l'autorità giudiziaria che le circostanze in cui si è verificato l'avvelenamento sono tali da ammettere come possibile un fatto delittuoso mediante il referto o il rapporto. La segnalazione è necessaria quando si tratta di intossicazione dolosa o colposa che abbia come conseguenza la morte o una lesione personale perseguibile d'ufficio. Essa è necessaria altresì in caso di suicidio tentato o consumato, potendosi configurare l'istigazione da parte di terzi. Molti avvelenamenti apparentemente accidentali (alimentari, domestici o medicamentosi) celano invece una responsabilità colposa.

Le intossicazioni professionali verificatesi negli addetti ai lavori agricoli e industriali, comportano per il medico la segnalazione secondo le disposizioni del T. U. per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Altre denunce richieste in tema sono: a) la denuncia da intossicazione da antiparassitari; b) la segnalazione di persone tossico-dipendenti; c) la denuncia dei fatti interessanti la sanità pubblica; d) la denuncia delle cause di morte quando l'evento letale dipenda da una intossicazione, di cui si dovrà precisare la natura accidentale, suicidiaria , omicidiaria o professionale e fornire notizie circa il mezzo o il modo col quale si è verificata l'intossicazione stessa.