Gli aborti in Italia nel 2016

È stata pubblicata sul portale del Ministero il 13/01/2018 la Relazione del Ministero della Salute, sull’attuazione della L.194/78 che disciplina la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG).

Nel 2016 il numero di IVG è stato pari a 84.926, appena il 36% dei 234.801 aborti del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia. Anche rispetto al 2015 il calo è stato del 3,1% e conferma il trend, almeno in parte, collegato alla determina Aifa del 21 aprile 2015 (Gu. n.105 dell’8 maggio 2015) che elimina, per le maggiorenni, l’obbligo di prescrizione medica dell’Ulipristal acetato (ellaOne), contraccettivo d’emergenza meglio noto come “pillola dei 5 giorni dopo”. Il numero complessivo di IVG è stato pari a circa il 18% del numero delle nascite.
Il 30% delle IVG totali in Italia è richiesto da donne straniere, che hanno tassi di abortività che restano ancora 2-3 volte delle italiane.
Gli obiettori di coscienza fra i medici aumenta dello 0,4% tra i ginecologi (70,9% nel 2016; 70,5% nel 2015) e dell’1,3% tra gli anestesisti (48,8% nel 2016 rispetto al 47,5% nel 2015), creando una copertura inadeguata in Campania e nella P.A. Bolzano. Ogni ginecologo non obiettore ha avuto un carico di lavoro pari a 1,6 IVG alla settimana e solo nelle sedi più critiche hanno costituito per i ginecologi non obiettori la parte maggioritaria della loro attività, ben al di sopra della media regionale e nazionale.
In generale tuttavia continuano a diminuire i tempi di attesa e basso è il ricorso alla mobilità fra le regioni e province: il 91.4% delle IVG nel 2016 è stato effettuato nella regione di residenza, e l’86.5% nella provincia di residenza.

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